Secondo gli scritti di Ricciotto Canudo pubblicati nel 1921, il cinema è la settima arte e nel corso del secolo successivo, la teatralità, la drammaturgia ed il senso per l’intrattenimento della disciplina hanno incantato intere generazioni nei quattro angoli del globo, diventando nel processo un’industria globale. Da Hollywood a Cinecittà le pellicole cult hanno spesso e volentieri immortalato l’Italia, dimostrando una predilezione particolare verso Roma, Firenze, Venezia, territori partenopei e Trinacria.
In special modo nelle destinazioni sopracitate, alcune insegne della Guida MICHELIN spiccano non solo per la buona cucina, ma anche per l’abilità di realizzare ambienti visivi da film definendo ambientazione e atmosfera tramite arredi, oggetti e paesaggio.
L’inusuale combinazione permette così ai clienti di “accomodarsi” in contesti unici capaci di abbinare memorabili esperienze culinarie ed emozionanti scenografie cinematografiche.
1: Rossellinis a Palazzo Avino
Sulla cima di Ravello ed all’interno di uno spettacolare palazzo dalle tenui tonalità rosate in cui la svettante architettura miscela suggestioni moresche ed elementi classici, sorge il ristorante stellato Rossellinis. L’insegna è una delle irripetibili attrattive di Palazzo Avino che pur trasmettendo stilemi da favola, è in realtà una meraviglia terrena con giardini straripanti di fiori, millenarie colonne, terrazze panoramiche e sculture di arte contemporanea.
All’unicità della location Rossellinis aggiunge un servizio premuroso ed una mise en place che celebra gli intelletti artistici ed artigiani dell’area geografica ad esaltare l’ottima cucina di Giovanni Vanacore. Oltre ai menù degustazioni, gli ispettori MICHELIN consigliano “la fantastica trilogia di astice servita in tre modi: alla catalana, lobster roll, alla brace con indivia e salsa olandese”. Il signature dish dello chef partenopeo sono invece i ravioli al limone cotti in un estratto di maggiorana.
2: Cineprese in Costiera; una lunga storia d’amore
Chi ha visitato l’albergo più iconico di Los Angeles, noterà come le foglie di banana contrapposte alle cromie di Palazzo Avino, ricordino da più prospettive il Beverly Hills Hotel parte della Dorchester Collection. A differenza della dimora californiana, l’ex Palazzo Sasso non si trova tra i viali palmati del celebre quartiere californiano, ma è invece arroccato a 350 metri sopra il livello del mare con spettacolari panorami che spaziano da Maiori al Cilento.
Dai tavoli del ristorante Rossellinis ai giardini antistanti all’insegna passando per gli ambienti interni, l’indirizzo coniuga atmosfere da Wes Anderson con il bon vivre della Costiera Amalfitana che sin dagli anni’50 ha ospitato riprese di numerosi film tra cui Paisà di Roberto Rossellini, Il Miracolo con Anna Magnani, Il Tesoro dell’Africa (girato a Ravello) fino al Talento di Mr.Ripley.
3: Il Bistrot de Venise tra fasti e misteri
Immortalata in almeno 700 pellicole, Venezia è una delle mete più fotogeniche e romantiche del mondo. L’atemporale e misterioso fascino della città lagunare si riflette nell’eleganza del Bistrot de Venise che ubicato nella defilata Calle dei Fabbri del sestiere San Marco, evoca alcune sequenze di Morte a Venezia di Visconti. Ciò accade perché l’insegna consigliata dalla Guida MICHELIN, accoglie i commensali in raffinati ambienti di vetro piombato impreziositi da accenti liberty.
Il servizio si svolge tra sontuosi velluti ispirati ai fasti della Serenissima mentre la musica classica viene soavemente diffusa nelle intime salette simili ai caffè letterari d’inizio Novecento. L’esperienza abbina enogastronomia, arte e cultura ed assieme ai piatti della tradizione opportunamente ingentiliti (vedere le straordinarie moeche fritte servita s’una julienne di carciofi novelli e maionese al lime) il Bistrot de Venise si distingue per la preparazione di ricette rinascimentali rivisitate in chiave contemporanea.
4: Il cinematografico romanticismo veneziano
La sensazione di trovarsi dentro un “ciak si gira” prosegue al piano superiore con le due belle camere in stile locale mentre per le occasioni speciali, c’è il menù "romantico" con tanto di rosa rossa in omaggio per la dama. Se le note degli ispettori sottolineano come il Bistrot de Venise assicuri “un’esperienza culinaria unica”, le memorie indelebili riguardano anche gli ambienti in cui si svolge il servizio tra pareti damascate rosse, specchiature dorate, preziose lampade, candelabri e maschere veneziane che riportano a Casanova di Federico Fellini.
Allo scultore seduttore, è inoltre dedicata l’omonima sala (ideale per i pranzi privati). A ciò si aggiungono la Sala Vivaldi e la Sala Goldoni con il suo magnifico tavolo affacciato sul canale, ed il Salone della Residenza in stile 700 veneziano. Al termine della cena, gli ospiti possono lasciare la propria dedica nel Libro dei Poeti realizzato da una pregiata legatoria artistica veneziana.
5: La Sala dei Grappoli di Castell Banfi, Il Borgo
Dal Gladiatore al Paziente Inglese, le colline toscane della Val d’Orcia ed i pregiati vitigni di Sangiovese attorno a Montalcino, hanno sedotto una lunga lista di acclamati registi. Ad alimentare la leggenda del territorio contribuisce l’ampia selezione di ristoranti stellati MICHELIN come La Sala dei Grappoli.
Con le sue pareti adornate dalle intricate trame dei vitigni ed eleganti tavole apparecchiate con argenteria, porcellane e cristalli, l’insegna di Castello Banfi-Il Borgo (dimore appartenente alla collezione Relais & Chateaux ed insignito con una chiave MICHELIN) trova nello chef pugliese Domenico Francone, un eccellente interprete contemporaneo delle memorie culinarie italiane. I percorsi degustazione sono a loro volta sublimati dall’abbinamento di vini (Rosso di Montalcino, Brunello, Super Tuscans) prodotti dall’azienda Banfi.
6: Un soggiorno nell’iconografia Toscana immortalata dai grandi registi italiani
Se la Sala dei Grappoli ha le sembianze di uno scenografia cinematografica, il concetto è elevato alla potenza dalla fisionomia dell’adiacente Castello Banfi che troneggia sul paesaggio sottostante, da cui discendo filari come ricami sulle colline. Il maniero di fondazione medievale (sviluppatosi tra il IX ed il XIII secolo s’un sito etrusco) ed il borgo settecentesco, compongono uno dei boutique hotel più intimi e sofisticati dell’area geografica dove la tenuta Banfi possiede circa 3000 ettari di terreni. L’atmosfera emanato dalla dimora annunciata dal viale costeggiato di monumentali cipressi, potrebbe essere il set di film come Fratello Sole, Sorella Luna di Zeffirelli, Sogno di una notte di mezza estate basato sull’opera di Shakespeare e La più bella serata della mia vita di Ettore Scola dove Alberto Sordi, è alle prese con una bottiglia di Brunello di Montalcino Riserva.
7: Otto Geleng; stella del Grand Hotel Timeo, a Belmond Hotel
In auge sin dai grand tour settecenteschi, Taormina ha ospitato le riprese di numerose pellicole nazionali ed internazionali tra cui Divorzio all’italiana, Le Grand Bleu, Il Padrino. Contestualmente, la località ha attratto negli ultimi due secoli letterati ed artisti del calibro di Oscar Wilde, DH Lawrence, Guy de Maupassant ed Otto Geleng. A quest’ultima personalità è dedicato il ristorante stellato Otto Geleng guidato dallo chef Roberto Toro che a sua volta impreziosisce i contenuti del Grand Hotel Timeo, a Belmond Hotel (2 chiavi MICHELIN).
La figura di Geleng è molto significativa nell’ascesa culturale della cittadina siciliana in quanto il nobile Otto appassionato di viaggi e pitture, si trasferì a Taormina da Berlino nel 1863 dove sposò Filomena Zuccaro. Dopo l’elezione a pro-sindaco, Geleng contribuì ad espandere la fama della destinazione.
8: Dal Teatro Greco al Taormina Film Festival
Con i suoi magnetici panorami dell’Etna alla baia di Naxos, la parte alta di Taormina fu scelta dagli antichi greci come idilliaco palcoscenico per le loro rappresentazioni drammatiche e musicali. La teatralità è dunque nel Dna del luogo ed in termini di sofisticatezza e senso della storia, pochi indirizzi possono competere con il Grand Hotel Timeo.
Essendo adiacente al sito archeologico costruito inizialmente nel III secolo a.C. quando la Sicilia era parte della Magna Grecia, l’albergo (nato come dimora privata nel XIX secolo) ha sviluppato un rapporto osmotico con l’offerta culturale circostante ed è la meta prediletta di registi, attori e produttori durante il Taormina Film Fest. Come accade con gli ambienti di Otto Geleng, gli interni del sontuoso indirizzo evocano le atmosfere del Gattopardo (girato però a Palazzo Valguarnera Ganci di Palermo ed a Palazzo Magnanelli a Catania) diretto da Luchino Visconti a dirigere Burt Lancaster, Claudia Cardinale e Alain Delon.
9: La Stüa de Michil; Wes Anderson incontra le più raffinate usanze ladine
Onirica e romantica, creativa e teatrale, profondamente legata alle tradizioni dolomitiche eppure di assoluta avanguardia, la Stüa de Michil è un’esperienza da cinema da ogni prospettiva. Si parte dalla porta d’ingresso bassa e stretta; quasi un passaggio segreto verso un piccolo mondo parallelo avvolto da legni, decorazioni, ricordi, fiori freschi e colorati.
Come e più dell’Hotel La Perla in cui sorge, il ristorante stellato MICHELIN di Corvara abbina rimarchevoli forme di eleganza alpina con eccentriche atmosfere da pellicola di Wes Anderson. Alcuni dei suppellettili utilizzati durante il servizio, sono pezzi unici e la splendida mise en place su tessili con ricami d’altri tempi, trova ideale compendio negli arredi di abete e cirmolo antico, negli schienali scolpiti delle sedie e nell’illuminazione soffusa.
10: Un pranzo di Babette in alta montagna, con la pertica da Ghostbuster
Nel film tratto dal racconto di Karen Blixen, Babette realizza un banchetto coi fiocchi la cui bontà favorisce condivisione e stupore tra i commensali. Lo stesso accade con i menù tra Alpi, Francia e Sol Levante di Simone Cantafio. Nel racconto gastronomico dello chef di origini calabresi, le tradizioni ladine della “Stua de Michil” restano fermamente al centro del progetto, per poi essere affiancate da tecniche e sapori appresi nel corso delle sue esperienze formative all’estero.
L’attenzione quasi rituale riservata alle materie prime locali, è valorizzata da intuizioni contemporanee il cui spiccato senso estetico risulta ben allineato all’artistico e cinematografico contesto. Parte dello show è infine la pertica in stile Ghostbuster (o caserma dei vigili del fuoco), dalla quale i sommelier discendono fulminei nella cantina; altro luogo più unico che raro. Ma questa è un’altra storia.
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Hero Image: Eleganza vista mare: un angolo sospeso tra lusso e orizzonti infiniti. © Rossellinis